Parigi non è poi così lontana da Bolzano

Parigi è lontana: da Bolzano e dall’Italia. Ma il voto francese può condizionare anche i nostri passi. Il nostro modo di rapportarci ai problemi. Il nostro modo di stare in Europa. Il nostro modo di guardare negli occhi i migranti. Come i francesi, abbiamo bisogno di fiducia e di crescita, dell’energia dei nostri giovani e di strategie per gestire al meglio una popolazione che invecchia sempre di più, ma - proprio come la Francia - rischiamo di essere paralizzati “solo” dalla paura. Facendo unicamente il gioco di chi cerca di impaurirci.
Secondo lo scrittore Bernard Guetta - uno dei più lucidi osservatori di un Paese che in queste due settimane deve scegliere fra europeismo e antieuropeismo, fra populismo e razionalità - «l’ultimo assalto non potrà spostare voti: perché i francesi hanno sempre saputo reagire con calma e buonsenso». Sono in molti, però, a pensare che il terrorismo, uccidendo l’agente Xavier Jugelé sugli Champs-Elysées, abbia di fatto messo il sangue nelle urne, cercando di condizionare pesantemente queste elezioni presidenziali. Il killer di Parigi - e questo è un tema che ricorre troppe volte, a ogni latitudine - era già stato condannato quattro volte. Ma a chi fino a un minuto prima della chiusura della campagna elettorale ha gridato che bisogna chiudere le frontiere, è sfuggito un altro dettaglio che ritorna puntualmente: Kharim Cheurfi, ennesimo terrorista improvvisato, era un cittadino francese. Nato e vissuto alla periferia di Parigi. Di qui una frase del politologo Gilles Kepel che, con le dovute proporzioni, si può considerare tragicamente buona anche a Bolzano o in altre città italiane: «Le carceri sono ormai le accademie dell’Isis». Non è possibile - ha aggiunto il docente, che è uno dei massimi esperti di Islam e mondo arabo - che uno entri in carcere per reati comuni e ne esca per uccidere in nome di Allah. Ed è pensando a queste cose che la Provincia deve dare una risposta seria al sindaco di Bolzano: l’accoglienza e la solidarietà sono necessarie, ma accettare l’idea che il capoluogo altoatesino sia di fatto l’unico punto di raccolta dei migranti che arrivano in questa terra è un errore grave.