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11 Luglio 2018Una produzione di luppolo a Sant'Angelo in Pontano (Macerata). L'idea è venuta a Giusanna Di Masi, 37 anni, imprenditrice agricola che ha piantato nel paesino il primo luppoleto della provincia di Macerata: forte è la richiesta dell'aroma necessario per la produzione della birra, anche da parte di molte aziende marchigiane che devono acquistarlo all'estero. Per questo è nato il Luppoleto Malesta, mezzo ettaro e, per ora, un migliaio di piante.
Nella regione cresce infatti la passione per la produzione di birra in particolare artigianale e con ingredienti a chilometro zero. Sono circa 70 i microbirrifici nelle Marche, tra artigianali e agricoli. Producono in proprio orzo ma, almeno finora, con un grande limite: la mancanza di luppolo e la necessità di importarlo. Per ovviare a ciò, stanno iniziando a spuntare i primi luppoleti. E l'imprenditrice Di Masi ha avviato per questo la produzione nel Maceratese. La richiesta è tanta. Ogni pianta, dopo il terzo anno, produce un chilogrammo di fiori essiccati: per mille litri di birra servono tra due e dieci chilogrammi di luppolo secco a seconda del tipo di birra da realizzare.
"Ciò che viene importato - spiega la Di Masi - non sempre è di prima scelta. Invece siamo riusciti a far attecchire qui da noi piante americane che hanno dimostrato di gradire molto il nostro terroir che conferisce loro note speziate e agrumate proprie del Mediterraneo". L'idea a Giusanna è nata nell'estate del 2016, pochi mesi prima del terremoto. "Avevo appena finito una borsa lavoro e avevo il desiderio di investire su questo progetto. Ammetto che dopo il sisma mi è venuto il dubbio se restare o andarmene. Poi mi sono detta che in realtà volevo restare qua e fare qualcosa che aiutasse a ripartire me e il territorio".
"Il luppolo - commenta Francesco Fucili, presidente di Coldiretti Macerata - è un un ulteriore esempio di come i giovani in agricoltura abbiano idee e progetti innovativi che nell'ambito della diversificazione data dalla multifunzionalità prevista dalla legge orientamento del 2001. La ripartenza e il rilancio futuro delle aree interne - conclude - passa anche e soprattutto da progetti concreti che concorrono a produrre cibo con un legame stretto al nostro territorio".
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